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Детали релиза : Vasco Rossi - Colpa D'Alfredo (1980/2000) [FLAC (tracks + .cue)]

AlbumСкачать Vasco Rossi - Colpa D'Alfredo (1980/2000) [FLAC (tracks + .cue)]
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Vasco Rossi - Colpa D'Alfredo (1980/2000) [FLAC (tracks + .cue)](кликните для просмотра полного изображения)
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Описание/Треклист
Artist: Vasco Rossi
Album: Colpa D'Alfredo
Released: 1980/2000
Label: Ricordi; BMG Ricordi S.p.A.
Catalog #: 74321 766142
Genre: Pop, Rock, Pop Rock
Country: Italy
Duration: 00:32:42

Tracklisting:

01. Non L'Hai Mica Capito [3:52]
02. Colpa D'Alfredo [4:58]
03. Susanna [3:27]
04. Anima Fragile [3:45]
05. Alibi [5:30]
06. Sensazioni Forti [4:01]
07. Tropico Del Cancro [5:24]
08. Asilo « Republic » [1:48]
Info
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Review written by Danilo1987 for debaser.it (October 28, 2006 after midnight)
All'inizio degli anni '80 Vasco Rossi comincia a perdere lo stile cantautoriale per assaporare un gusto più rock.

Ne è un esempio il suo terzo lavoro: "Colpa d'Alfredo" del 1980. Appaiono infatti, ancora tracce di verve cantautoriale ("Tropico del cancro", "Alibi") ma anche testi più graffianti ("Colpa d'Alfredo", "Sensazioni forti") rispetto a quelli dei precedenti dischi, che sono impreziositi spesso da un tocco musicale punk-rock ("Susanna", "Asilo republic").

Nelle canzoni introduttive "Non l'hai mica capito" e "Colpa d'Alfredo", Vasco è ironico come non mai, prendendosela prima con una ragazza che preferisce studiare pittosto che uscire, e poi con uno stronzo che gli fa perdere un'occasione... buona. In "Susanna" invece, il Blasco descrive il doppio volto delle ragazzine adolescenti che hanno a casa, rispetto a quello che mostrano in discoteca. L'unica canzone lenta e malinconica dell'album è "Anima fragile", che si suppone fosse dedicata al padre Carlo, camionista morto d'infarto mentre faceva manovra col suo camion il 31 Ottobre 1979. In questo caso, la voce del nostro, è accompagnata da un solo pianoforte che da al brano maggior intensità. Dopo questo sentimento, Vasco riapre gli occhi. Infatti, nella seconda parte del disco, vengono affrontati (metaforicamente) i temi socio-politici di allora. L'arroganza ("Alibi"), la trasgressione ("Sensazioni forti"), la voglia di fuggire ("Tropico del cancro") e infine i movimenti studenteschi contro le costituzioni e la società ("Asilo republic").

Nel complesso, "Colpa d'Alfredo" è il primo vero grande disco del rocker di Zocca, perchè comincia a spuntare la sua vera anima rock, anche grazie all'entrata della Steve Rogers Band. A mio avviso, non siamo ai livelli dei mitici "Siamo solo noi" o "Vado al Massimo" ma questo album rimane un classico della discografia "vaschiana".

VOTO CANZONI:

Non l'hai mica capito: 8+

Colpa d'Alfredo: 9, 5

Susanna: 6

Anima fragile: 8

Alibi: 6-

Sensazioni forti: 6, 5

Tropico del cancro: 4

Asilo "republic": 7+

TOT: 7
Review written by Mattia Marzi for rockol.it (November 23, 2020)
Tutto cambiò quando i tentativi di avvicinarsi quanto più possibile al prototipo del cantautore italiano - all'epoca tanto in voga - furono messi da parte, dopo due dischi, anche azzeccati, come "Ma cosa vuoi che sia una canzone" (quello di "La nostra relazione", "Silvia" e "Jenny è pazza") e "Non siamo mica gli americani" ("Albachiara", "Fegato, fegato spappolato"), il primo uscito nel 1978, il secondo nel 1979.

"Gaetano Curreri, che lì aveva suonato il pianoforte, se ne stava andando per fondare gli Stadio. Fece giusto in tempo a registrare la sua parte in 'Anima fragile': buona la prima. Quella fu l'ultima volta che suonò in un album di Vasco. Forse anche per questo 'Colpa d'Alfredo' diventò l'album della svolta rock", scherza la storica portavoce del rocker di Zocca, Tania Sachs, intervenendo alla conferenza stampa - virtuale - per la riedizione di "Colpa d'Alfredo" per il quarantennale. Fuori Gaetano Curreri, dentro Guido Elmi (scomparso nel 2017), produttore effettivo del disco (la produzione esecutiva fu invece curata dal britannico Alan Taylor, già al fianco di Rossi per "Ma cosa vuoi che sia una canzone" e "Non siamo mica gli americani"), bolognese - fissato con i Black Sabbath, gli Animals e i Led Zeppelin - che studiava percussioni con l'americano Karl Potter e che fu portato da Vasco dal chitarrista Maurizio Solieri, qui promosso a chitarra principale. E all'improvviso Vasco Rossi da Zocca, borgo di poco più di 4mila anime dell'Appennino modenese, si trasformò da cantore della provincia ad aspirante rockstar.
I formati e il corto di "Anima fragile"

"Colpa d'Alfredo" rivive, insieme a tutti i retroscena legati alla storia dell'album e alle sue lavorazioni, in una nuova ristampa. La prima uscì già nel 1981, un anno dopo la pubblicazione dell'album, l'ultima arrivò nei negozi due anni fa. Quella che arriverà sugli scaffali il 27 novembre rientra nella serie "R>Play", dedicata ai quartantesimi anniversari degli album in studio dell'autore di "Vita spericolata". Per l'occasione tutte le canzoni incluse nel disco sono state rimasterizzate 24bit/192KHZ, "la migliore definizione attualmente possibile", partendo dai nastri master analogici di studio tramite trattamento termico, restauro ed acquisizione in digitale. Tre i formati disponibili. C'è il

cd semplice, incluso in un booklet a mo' di libricino. C'è il vinile. E poi c'è il cofanetto deluxe da collezione, in edizione limitata e numerata, che include un libro cartonato di 128 pagine scritto dal giornalista Marco Mangiarotti - autore di diversi libri su Vasco, talvolta firmati insieme allo stesso rocker - con le testimonianze di Rossi e dei musicisti che parteciparono alla realizzazione di "Colpa d'Alfredo", oltre ad alcune foto, l'album originale in formato vinile da 180 grammi, il 45 giri "Non l'hai mica capito/Asilo 'Republic'", il cd in versione vinyl replica, la musicassetta, gadget e il cortometraggio d'animazione di "Anima fragile", con regia di Arturo Bertusi e disegni e scenografie di Rosanna Mezzanotte, scaricabile tramite un QR-Code (ma è già su YouTube).
Il fonico: "Suoni sporchi, diretti, tra Stones e Clash"

"Questo fu l'album della svolta rock di Vasco: parlano i suoni, a partire dalle batterie crude, quasi senza riverberi, soprattutto in 'Alibi' e in 'Colpa d'Alfredo'. E poi le chitarre di Maurizio Solieri, che diventano fondamentali: l'hard rock di 'Colpa d'Alfredo', il quasi punk di 'Asilo Republic' o 'Sensazioni forti'. C'è un mutamento sonoro notevolissimo, qui", racconta l'ingegnere del suono Maurizio Biancani, che ha curato il mastering di questa nuova ristampa.

Biancani curò le sonorità di "Ma cosa vuoi che sia una canzone" e di "Non siamo mica gli americani", salvo poi prendersi una pausa da Vasco proprio nel periodo di "Colpa d'Alfredo" e tornare a collaborare con lui nel successivo "Siamo solo noi". Nei crediti, per quanto riguarda il mastering, comparve il nome di .Arun Chakraverty, già al fianco di Lou Reed nel '72 per "Transformer", che in quel periodo lavorava come fonico agli Stone Castle Studios, gli studi costruiti nel castello di Carimate, a Como, frequentati anche da Dalla: "Ho lavorato su questo disco per la prima volta e l'ho fatto con grande entusiasmo. Mi sono ritrovato per le mani un disco che ha un impatto musicale importante: le tracce trasudano di suoni sporchi, diretti", aggiunge Biancani. D'altronde Vasco racconta che nel periodo in cui scrisse i brani di "Colpa d'Alfredo", dalle stesse "Non l'hai mica capito" e "Asilo 'Republic'" a "Tropico del cancro", quest'ultima, forse, ancora intrisa delle atmosfere cantautorali dei due dischi precedenti, passando per "Susanna", "Alibi" e "Sensazioni forti", ascoltava i Rolling Stones (nel 1980 erano già una solidissima realtà del rock mondiale) e studiava il movimento punk, dai Clash in giù: "Si lasciò ispirare da ciò che andava forte oltremanica - spiega ancora Maurizio Biancani - all'epoca in studio venne fatto un lavoro straordinario. Io ho cercato di concentrarmi proprio su quella grinta, sulle medio-alte. Il rock è una musica che non deve far addormentare l'ascoltatore, ma colpirlo in faccia come un cazzotto. All'epoca venne fatto un lavoro straordinario". Ascolteremo.
Il fotografo: "Gli ripetevo: 'Sai che somigli a Frank Sinatra?'"

Per la copertina di questa ristampa è stata scelta la foto che nella stampa originale del 1980 compariva invece sul retrocopertina, quella con la faccia di Vasco tumefatta, dopo una scazzottata. La scattò Mauro Balletti (negli anni ha ritratto Mina, Alice, Ornella Vanoni, Marcella Bella, Loredana Bertè, Mia Martini, Anna Oxa, e poi i Pooh, Garbo, Cocciante), che ricorda: "Fu un pomeriggio tranquillo, le idee vennero fuori in maniera spontanea.

Mentre scattavo continuavo a ripetere a Vasco: 'Ma lo sai che somigli tantissimo a Frank Sinatra?'. L'immagine è una di quelle che preferisco, tra tutte le foto che ho scattato nel corso della mia carriera. È proprio Vasco, una persona normale nella sua eccezionalità". "Colpa d'Alfredo", amatissima dai fan del rocker di Zocca, fu .scelta nel 2017 da Vasco per aprire Modena Park (il titolo dell'evento viene proprio da un verso del brano), il concertone da oltre 220mila spettatori per i suoi quarant'anni di carriera. L'ormai imperante politically correct oggi lo metterebbe seriamente nei guai per quell'"è andata a casa con il negro la troia", spesso criticato dai benpensanti: "Oggi, quando Vasco ci ripensa, dice: 'In fondo a me è andata bene. All'epoca la RCA censurava i suoi cantanti. Io, invece, incidevo per un'etichetta indipendente che mi lasciava carta bianca e non ascoltava nemmeno i miei pezzi", parla per lui la Sachs.

Appuntamento al 2021 con la ristampa di "Siamo solo noi" e con il nuovo album di inediti, il primo in sette anni. Con l'augurio che queste celebrazioni inducano Rossi, dopo la svolta riflessiva dei singoli più recenti, da "Un mondo migliore" a "Se ti potessi dire", a riscoprire il sacro fuoco del rock.
Review written by Patrizio Ruviglioni for rollingstone.it (November 26, 2020 at 08:12)
Oggi ‘Colpa d’Alfredo’ di Vasco Rossi sarebbe un pezzo trap

Nel 1980 il rocker che cantava del "negro" e della "troia" sembrava pronto per il set di 'Amore tossico'. Oggi avrebbe tatuaggi in faccia e ostenterebbe la sua vita spericolata nelle stories di Instagram

Oggi Colpa d’Alfredo, il brano che racconta della “troia” che va “a casa col negro”, con “quell’africano che non parla neanche bene l’italiano” e non col protagonista, sarebbe un pezzo trap. Non tanto per i contenuti in sé, quanto soprattutto per l’obiettivo di far rizzare i capelli agli over 35 o medio-piccolo borghese impreparati a una roba del genere. E Vasco, che la cantava, possiamo solo immaginarcelo: lui, che nel 1980 sembrava pronto per il set di Amore tossico, adesso avrebbe tatuaggi in faccia, indosserebbe sicuramente qualche accessorio dorato, di certo ostenterebbe la propria vita spericolata nelle stories di Instagram. Del resto, di questo si trattava: di un cane sciolto, iconoclasta (ricordiamoci le due passerelle con aria di sufficienza che farà a Sanremo) e libertario, a spettinare le platee di mummie del nostro Paese. E le censure a grappoli – prima sulla canzone, poi sulla copertina del disco in cui l’artista ha il volto tumefatto – ne sono la prova. Tutto torna.

Perché Colpa d’Alfredo – 40 candeline nel 2020, e una ristampa rimasterizzata che uscirà domani – è il suo primo, vero disco di rottura. In precedenza, il Blasco era ben altro: un aspirante cantautore di provincia cresciuto all’ombra di Lucio Dalla, Francesco De Gregori e delle radio libere, pure mite nello stile, che scriveva quadretti stralunati pieni di spunti (la stessa Albachiara appartiene a questo periodo), ma senza riuscire a farsi notare fuori dell’Emilia. Con lui c’era Gaetano Curreri, che proprio nel 1980 lascia il progetto per seguire gli Stadio. E Vasco, allora, rimasto col chitarrista Maurizio Solieri sceglie la strada meno ortodossa (ma personale, e che sicuramente più gli si addice) per prendersi i riflettori: l’hard rock importato dall’Inghilterra e dall’America; e dei richiami nei riff a Who e Ian Dury. Edonismo, droghe, giovanilismo, donne da amare rigorosamente solo con la carne, suoni inediti e spiazzanti: Colpa d’Alfredo è l’epifania del Rossi come-lo-conosciamo. E dire che l’LP inizia in sordina, con il giocattolo pop di Non l’hai mica capito a richiamare i fasti di Albachiara; ma è una falsa partenza, perché da lì in poi si fa scorretto, anticonformista, adolescenziale.

Risultato: l’album fa scandalo, racconta gli ’80 (perlomeno certi ’80) come nessuno e il pubblico se ne accorge. E sì, il Vasco del 1980 oggi sarebbe Sfera Ebbasta. Magari non la superstar di Famoso, ma quello rampante e già odiatissimo di XDVR. Tutti e due, seguendo la traiettoria di Arbasino, pur venendo dal nulla non sono mai stati “giovani promesse”, ma subito “soliti stronzi”. Merito (o colpa) del modo strafottente e sopra le righe di porsi, di una musica di rottura e di un’estetica sballata (come venne definita all’epoca) e pruriginosa, inno alle droghe e alla vita spericolata. Del resto anche l’altro pezzo notevole del disco, quella Sensazioni forti che è una Sex & Drugs & Rock & Roll all’italiana, potrebbe essere uscita benissimo dalla penna del trapper di Cinisello: “Non ci bastano le solite emozioni / vogliamo bruciare”, “Non importa se la vita sarà breve / vogliamo godere”. Con quel “noi” sotteso che racconta una generazione, uno statement giovanile, uno stile di vita; e che ovviamente scatena il “voi”, i vecchi conformisti a cui fa ribrezzo. Uno su tutti: il giornalista Nantas Salvalaggio, che in un articolo se la prende con la Rai per aver mandato in onda un playback del brano durante Domenica in. Non gliele manda a dire, a Vasco: alcolizzato, tossicomane, insomma modello negativo. Lui gli risponderà per le rime – in una sorta di dissing, che rincara la dose – con Vado al massimo. Non siamo troppo distanti dal “why always me?” di Sfera in Mademoiselle, no?

E la troia di Colpa d’Alfredo? Non è diversa dalla bitch della trap, a primo impatto: un epiteto misogino che rientra (purtroppo) nei codici del contesto che vuole ritrarre. È l’hinterland di Modena, e sono gli anni ’80 dell’eroina e della noia, quelli in cui questo grottesco gioco di seduzione – lei promette, poi ci ripensa, infine scappa con l’altro – prende forma. E Vasco ne è vittima e complice ambiguo, mentre la vede allontanarsi col “negro”. Che, sentendo una ricostruzione data a Repubblica nel 2007, era il soprannome di un suo amico non molto avvenente, ma di gran fascino sulle donne. Quindi niente razzismo, pare. Ma voglia di provocare, quella sì. Possibile non avesse previsto le reazioni a un’espressione del genere, per di più chiarita esplicitamente solo vent’anni dopo? C’è poco da dire: se la canzone uscisse oggi darebbe scandalo allo stesso modo del 1980. Come, del resto, è successo a diversi artisti del rap e della trap.

E però c’è una differenza fondamentale, fra loro e Vasco. Se è vero che spesso le polemiche che li riguardano sono frutto di letture superficiali (quelle che portarono Fabri Fibra all’esclusione dal Primo Maggio, nel 2013, gridano ancora vendetta), più spesso è la connivenza col sessismo del pubblico a diventare un problema. Perché le rime hanno dei loro codici, sono libere per definizione e vanno contestualizzate; le dichiarazioni dei loro autori, no. E prendere le distanze dagli atteggiamenti dei fan che denigrano le artiste donne, magari sulla scia di quanto i loro idoli dicono in un brano, sarebbe necessario. Se non altro per distinguere il vero dalla finzione della canzone, in cui è tutto lecito. Ma non avviene quasi mai.

Al contrario, nelle altre canzoni del Blasco della troia gli anticorpi al sessismo erano già in bella mostra. Prendiamo per esempio … E poi mi parli di una vita insieme (1978): un padre vuole una figlia casa e chiesa; il protagonista, invece, che la frequenta e le dice che no, non va bene, dovrebbe liberarsi da tutto ciò. E farlo da sé, soprattutto. O Albachiara (1979), che in sordina rompe il tabù della masturbazione femminile. La scrittura può essere libera, selvaggia e scorretta quanto vuoi, se poi il contorno aiuta a contestualizzare e definire il messaggio. E, in questo senso, già ascoltando il resto dei brani dell’epoca di Vasco – radicale convinto, progressista: anche nelle canzoni – si comprende subito come quella di Colpa d’Alfredo fosse un gioco, una provocazione per farsi vedere e far discutere più le mummie che gli altri. Fatta da manuale, visti i risultati e come avesse già preso le distanze dal suo contenuto. E noi? Quarant’anni dopo abbiamo ancora da impararne.
Review written by Francesca Amodio for oaplus.it (December 28, 2020)
Quarant’anni, ebbene sì, sono passati dalla pubblicazione di una delle pietre miliari del rock tricolore: il 3 aprile del 1980 infatti, per l’etichetta discografica “Targa” di Mario Rapallo, usciva “Colpa d’Alfredo”, terzo lavoro in studio di Vasco Rossi.

Da tanto e per tanto si dibatte su cosa sia, di fatto, un capolavoro, e tante potrebbero essere le risposte: capolavoro è un disco senza tempo, capolavoro è un disco che unisce le generazioni, capolavoro è un disco che ha venduto moltissimo, capolavoro è un disco sempre attuale. Sta di fatto che “Colpa d’Alfredo” è queste ed altre mille risposte, e sta di fatto anche che vada d’accordo con la definizione che ne dà la Treccani, del termine “capolavoro”, ossia “un’opera di grande eccellenza”: beh, indubbiamente nei due lati di questo album c’è dell’eccellenza.

Ciò che accomuna il lato A, quello che conteneva, per intenderci, la title track, “Non l’hai mica capito”, “Susanna” e “Anima Fragile”, e il lato B, con all’interno “Alibi”, “Sensazioni forti”, “Tropico del Cancro” e “Asilo Republic”, è senza dubbio la brutalità dell’immediatezza, riflessa anche nella registrazione “cotta e mangiata” di questo disco, fatta quasi in fretta e furia tra gli UMBI Studios di Modena e i Fonoprint di Bologna: racchiudere in pochi versi la sintesi di un’emozione è arte di pochi, e Vasco Rossi è il detentore più prezioso che abbiamo del fuoco di questa arte.

Come una vestale meravigliosamente dissacrante infatti, Vasco Rossi, che scrive interamente i testi e le musiche dell’album in questione, custodisce il fuoco sacro della messa in musica dell’amore, della rabbia, della malinconia, della tristezza, dell’abbandono, del dolore nella sua forma più pura: tutto ciò è, ad esempio, “Anima fragile”, tre minuti e quarantaquattro secondi di alcool che si lascia tradire dal candore del suo naturale colore rosato per sprigionare invece la più struggente delle passioni, le quali pervadono, caleidoscopicamente, tutto “Colpa d’Alfredo”. Uno squarcio netto di verità, nuda, cruda, diretta e senza fronzoli è questo disco, che nella genuinità dell’istantaneità trova la sua eterea dimensione, quarant’anni dopo ancora insuperata.

VOTO: 9/10

AGGETTIVO: INSUPERATO

TRACKLIST:

Lato A

Non l’hai mica capito – 3:51
Colpa d’Alfredo – 4:57
Susanna – 3:27
Anima fragile – 3:44

Lato B

Alibi – 5:30
Sensazioni forti – 4:01
Tropico del Cancro – 5:24
Asilo “Republic” – 1:48

ALBUM: COLPA D’ALFREDO

ARTISTA: VASCO ROSSI

ANNO: 1980

ETICHETTA: TARGA
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Размер229.39 MB (240,535,476 байт)
Добавлен2022-06-19 21:54:15
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